Collezione

 

La collezione delle opere (oltre duecento sculture di grandi, medie e piccole dimensioni in gesso e bronzo; oltre duecento dipinti; oltre trecento opere grafiche) si segnala per la sua eccezionalità essendo quasi interamente incentrata attorno all'idea utopica di una grande "Città mondiale", destinata ad essere la sede internazionale di un perenne laboratorio di idee nel campo delle arti, delle scienze, della filosofia, della religione, della cultura fisica. A tale progetto e alla sua diffusione Andersen aveva dedicato nel 1913 insieme all'architetto francese Ernest Hébrard un ponderoso volume (Creation of a World Centre of Communication; consultabile presso il Museo) che, partendo dalle concezioni urbanistiche delle antiche civiltà, doveva indicare l'approdo alla nuova e moderna "Città".

I due grandi atelier al piano terra - la Galleria, ove l'artista mostrava ai visitatori le opere finite, e lo Studio, per la modellazione delle forme - dopo i restauri sono ritornati ad essere, come in origine, il suggestivo scenario per le monumentali sculture anderseniane sui temi dell'amore, della maternità, della gagliardia fisica, destinate a decorare gli edifici della "Città mondiale", alla quale si riferiscono anche i grandi disegni-progetto appesi tutt'attorno alle pareti della Galleria. L'appartamento al primo piano, già abitazione dell'artista e da lui stesso decorato con stucchi e pitture, costituisce invece adeguato spazio espositivo sia per le raccolte museali sia, assecondando la vocazione internazionale del Museo, per mostre temporanee dedicate ad artisti stranieri dell'Otto e del Novecento fino alla contemporaneità.

Con gli Stati Uniti, in particolare, Andersen mantenne sempre contatti al più qualificato livello. Boston, Newport e il New England rappresentarono infatti i suoi costanti punti di riferimento, principalmente attraverso il profondissimo legame stabilitosi con la cognata Olivia Cushing, scrittrice di colta e facoltosa famiglia bostoniana, vissuta con lui a Roma dopo la precoce morte nel 1902 del marito Andreas Andersen, pittore di talento le cui opere si conservano anch'esse nel Museo. Molto significativo anche lo stretto e affettuoso rapporto che legò Hendrik Andersen ad Henry James, documentato dalle settantasette lettere del maturo scrittore al più giovane amico a partire dal 1899 fino al 1915 (pubblicate da Marsilio nel 2000).